La Gazzetta del Sud

g.p.

L’applicazione della pena potrebbe essere chiesta da un quinto imputato. In tre hanno scelto invece il rito abbreviato. Il primo marzo si torna in aula.

Il primo marzo l’inchiesta “Eldora – do” verrà definita con quattro patteggiamenti. In quella stessa data il gup dovrà, pure, decidere sulle tre richieste certe di rinvio a giudizio alle quali potrebbe aggiungersene una quarta. Poi, il 15 marzo toccherà ai cinque imputati che hanno chiesto d’essere processati col rito abbreviato. Un mosaico che il pm Giuseppe Cozzolino ha messo insieme dopo aver raccolto le istanze del qualificato collegio difensivo (formato dagli avvocati: Pio Miceli De Biasi, Ugo Le Donne, Rossana Cribari, Pino Vuono, Raffaele Brunetti, Franz Caruso, Marcella Civitelli, Paolo Guadagnuolo, Aurelio Sicilia, Leonardo Granieri, Carmencita Scarpelli, Linda Boscaglia, Roberto Le Pera, Cristian Bilotta). E così, l’applicazio – ne della pena di 10 mesi, 20 giorni e 67 euro di multa è stata concordata con Andrea Vite, 39 anni, di Marano Marchesato; un anno, quattro mesi e 400 euro di multa verrà invece applicato a Mariano Marchiotti, 28, di Rende; undici mesi, invece, è la pena concordata con Giuseppe Matera, 36, di Castiglione Cosentino. L’altro patteggiamento a un anno e 400 euro è stato concesso a Manuel Caruso, 26, di Cosenza. Una quinta domanda di applicazione di pena potrebbe arrivare da Joseph Falvo, 23, di Mendicino, sul quale pende al momento una richiesta di rinvio a giudizio. Rito ordinario che è stato, invece, sicuramente preferito da: Massimiliano Ercole, 40, di Cosenza, ex carabiniere; Giovanni Viviani, 46, di Montalto; e Luca Medaglia, 35, di Cosenza. Saranno, invece, processati con l’abbre – viato: Mario Franco, 67 anni, di Cosenza; Emanuele Lo Polito, detto Alessandro, 37, di Cosenza; Gina Borchetta, 29, di Cosenza; Domenico “Mimmo”Giampietro, 32, di Cosenza; Michelangelo Orrico, 37, di Cosenza. L’inchiesta fa luce su un ipotetico giro di prostituzione. Corpi femminili comprati e venduti all’interno di anonimi immobili spalmati tra Cosenza e Rende. E soldi, tanti soldi fatturati col sesso a pagamento. Dentro quelle case, prese in fitto dagl’indagati e messe a disposizione delle ragazze, c’erano solo letti e divani che servivano a rendere più confortevole l’accoglienza dei clienti in cerca di relax. Sui comodini, con i tradizionali condom, c’erano anche giocattoli stimolanti e completini sexy, utili per rendere più intriganti gl’incontri. Si pensava a tutto in quell’eldorado del piacere, che rappresentava un gigantesco business per il gruppo. Da un capo all’altro, l’area urbana era stata invasa dalle nuove professioniste dell’arte amatoria, tutte operative in quei centri “benessere” che spuntavano come funghi. Ed era stato proprio uno di quei “mercan – ti” a guidare polizia e carabinieri su quel pozzo nero del sesso a pagamento offerto da donne straniere, quasi tutte latinoamericane, a maschi gaudenti locali. Con le dichiarazioni di Mariano Marchiotti gl’investigatori hanno cristallizzato le prove raccolte in quasi tre anni di indagini.

 

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